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Le testimonianze più antiche della fondazione di Lustra sono i borghi, oggi scomparsi di Carusi, Massacanina, Casacastro, Mancusi e Persiceto

Casacastro Di Casacastro, fondata forse dai monaci greco-bizantini, si hanno le prime notizie intorno al 1060. Sorgeva intorno al monastero di San Fabiano, a nord di Casigliano, e nel 1073 fu ceduto alla Badia di Cava. Il borgo fu completamente distrutto durante la Guerra del Vespro e dalla seconda metà del 1300 non si hanno più notizie.

Mancusi, ubicato nei pressi di Lustra, nella località che tuttora conserva il toponimo. Unica traccia la cappella di S. Sofia.
Il centro è ricordato un’unica volta in un documento del 1185.

Persiceto, si trovava tra il territorio di Lustra, il vallone Rutino e il fiume Alento; intorno all’anno Mille era in parte coltivato e in parte selvoso, ed apparteneva al Sacro Palazzo, cioè al patrimonio personale dei principi longobardi di Salerno. Esso fu concesso nel 1033 da Guaimario IV ad un gruppo di 53 uomini di provata fedeltà ed alle loro famiglie, col diritto di trasmetterne liberamente il possesso per vendita o per eredità. Fu diviso pertanto in diverse quote, ma fu immediatamente oggetto di passaggi di proprietà, per cui già tra il 1040 ed 1063 una parte di esso andò in beneficio del non lontano monastero di S. Magno. Nel frattempo molti dei concessionari che, quando avevano avuto in donazione parte del territorio, si trovavano in villaggi preesistenti quali Lustra, Rutino, Casigliano, Valle e Cilento, si erano aggregati formando nuovi insediamenti, vicini al territorio di Persiceto, ossia Carusi, Case, Assellano e Mancusi. Persiceto, che nel 1034 era passato al distretto di Lucania, agli inizi del XII secolo passò nel feudo cilentano della famiglia Sanseverino. Nel 1185 Guglielmo I acquisì l’intero comprensorio di Persiceto, grazie alle spontanee e, all’apparenza, ingiustificate donazioni delle quote dei 44 coloni che le detenevano. La ragione di questa donazione spontanea del territorio si può ricercare nel documento di trasferimento della proprietà dove esso è definito bosco, tanto che poi, Guglielmo I nel 1186, cioè un anno dopo la donazione, lo destinò ai pascoli, e l’anno dopo, Persiceto veniva definito selva: segnale, quindi, di degrado ambientale. Comunque bosco o macchia, il terreno aveva finito di essere produttivo per i suoi ex coloni e ciò spiega perché i borghi di Assellano, Mancusi e Case, dopo questa prima ed ultima citazione, scomparvero dalla storia del Cilento; forse in ciò le lontane ragioni che molto più tardi spegneranno la vita anche di Carusi.

Massacanina, del borgo resta ancora il toponimo dell'area e l'omonimo vallone.Scomparso presumibilmente intorno alla fine del XII secolo, il nome indica l'esistenza di beni fondiari appartenenti alla Chiesa di Roma, gestiti da un fittavolo. 
Il più importante di questi doveva essere tale Caninio che ha legato il suo nome al luogo.
La prima notizia documentata risale al 1063, riguardo un convento dedicato a San Giuliano.

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Carusi
, di origine longobarda, sorse nel territorio a sud di Lustra, e le prime tracce di insediamento risalgono alla seconda metà del 1100. Faceva parte dell'associazione agricola di Persiceto e scomparve alla fine del XVII secolo. Uniche tracce visibili sono le mura perimetrali della chiesa di San Nicola.